RSA
Guida all’efficienza energetica nelle RSA

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RSA

Introduzione

Nei prossimi anni in Italia la richiesta di Residenze Sanitarie Assistenziali è destinata ad aumentare. Per essere competitive e garantire comfort e servizi adeguati, l’efficienza energetica è fondamentale. Ecco come consumano le RSA e quali tecnologie possono adottare.

L’Italia sta invecchiando velocemente. Secondo gli ultimi dati Istat, a gennaio 2018 gli ultra- sessantacinquenni rappresentavano il 22,6% della popolazione, mentre nel 2002 la percentuale era del 18,7%. Le previsioni parlano di un’incidenza degli over 65 del 29% nel 2036, fatto che porterà il nostro Paese ad essere, nel 2050, uno dei più “vecchi” tra tutte le nazioni Ocse. L’allungamento della vita media porterà con sé l’aumento della richiesta di servizi specifici per la terza età: uno studio del Ministero dell’Economia e delle Finanze afferma che la spesa pubblica complessiva in Italia per il cosiddetto “Long Term Care” che ammontava nel 2015 all’1,9% del Pil (di cui due terzi erogata a soggetti over 65), crescerà fino al 3,2% del Pil nel 2060.

I centri di assistenza residenziali, e gli altri servizi semi-residenziali per anziani, autosufficienti e no, sono destinati ad avere quindi una funzione sempre più importante, con l’obiettivo da un lato di ridurre i costi del servizio sanitario nazionale e dei ricoveri ospedalieri e, dall’altro, di assicurare supporto alle famiglie, che sono sempre più in difficoltà nel mantenere a domicilio le persone non autosufficienti. In questo ambito complesso, in cui operano Stato ed Enti Locali, mercato profit e non profit, si trovano anche le RSA, Residenze Sanitarie Assistenziali, strutture socio-sanitarie dedicate ad anziani non autosufficienti. Si tratta di realtà che devono assicurare la costante presenza di personale medico e paramedico e che sono tenute a garantire la sicurezza, la qualità e la continuità dei servizi anche in ottemperanza alle normative statali e regionali vigenti. Per svolgere al meglio questo compito ed essere soggetti economicamente sostenibili, devono essere in grado di operare nella maniera più efficiente possibile dal punto di vista dei costi di gestione, all’interno dei quali quelli energetici sono determinanti. L’efficienza energetica diventa perciò fondamentale per perseguire le potenzialità di risparmio senza compromettere il comfort e i servizi offerti agli utenti.

La diagnosi energetica rappresenta il primo passo che una RSA deve intraprendere per avviare un percorso virtuoso di efficientamento dei propri immobili e dei propri servizi, l’unico strumento in grado di indicare soluzioni da mettere in capo per ottenere risparmio energetico, economico e finanziario, oltre che sostenibile.

La nomina di un Energy manager, inoltre, diventa fondamentale per proporre, coordinare e controllare le azioni e gli interventi di efficientamento che emergono con la diagnosi energetica (link a post su energy manager), nell’ottica di agire verso un miglioramento continuo.

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Il settore delle RSA in Italia

Le RSA, secondo la definizione normativa, sono presìdi che offrono a soggetti non autosufficienti, anziani e non, un livello medio di assistenza medica, infermieristica e riabilitativa, accompagnata da un livello “alto” di assistenza tutelare e alberghiera. In Italia le strutture qualificabili come RSA sono poche rispetto alle necessità: se la Commissione Europea identifica in i 50-60 posti letto ogni mille abitanti superiori ai 60 anni il parametro standard, il nostro Paese si attesta sui 18,5 posti, con forti squilibri tra Nord e Sud sia per numero di strutture che per servizi offerti.

Una fotografia recente su queste strutture in Italia la fornisce l’IRES Lucia Morosini, che nel 2017 ha identificato circa 4.000 realtà (tra RSA, case di riposo, case-famiglia, case-albergo, residenze protette). L’indagine è basata sulle informazioni presenti su internet, che quindi sono parziali. La stragrande maggioranza delle strutture censite (circa il 70%) risulta gestita da soggetti privati, mentre solo il 14% è direttamente gestito dai Comuni, anche attraverso associazioni e consorzi, dalle Aziende Sanitarie o da Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP). Nell’ambito dei soggetti privati, la parte più cospicua (il 38,2%) è rappresentata da forme societarie di mercato (SRL, SPA, SNC, SAS), mentre il 23,5% assume l’etichetta di Onlus. Altri soggetti rilevanti sono le cooperative sociali e gli enti di carattere religioso che costituiscono rispettivamente poco più del 15% degli enti privati. Infine, un ruolo numericamente minore è rivestito dalle forme associative (1,2%) e dalle fondazioni (5,9%).

Dall’indagine emerge che prevalgono (56,6%) le strutture di dimensione medio-grande: il 38,9% offre tra i 51 e i 100 posti letto, il 17,7% oltre 100 posti letto. Il 43,4% delle strutture risulta invece di dimensioni medio piccole (inferiore a 50 posti). I posti letto complessivamente disponibili sono oltre 214.000, dedicati prevalentemente (oltre il 35%) a un’utenza non autosufficiente, seguita da un’utenza mista con diversi livelli di non autosufficienza. Le strutture residenziali sono concentrate prevalentemente nel Nord Ovest (circa un terzo del totale), mentre al Sud l’offerta è scarsa, ad eccezione della Sicilia.

Per quanto riguarda i servizi basilari offerti (assistenza medica di base, servizi alberghieri, animazione, ecc.), la situazione appare molto diversificata, anche in questo caso con un divario netto tra Nord e Sud. Le residenze censite del Sud, per esempio, comunicano solo nel 17% dei casi di erogare assistenza medica di base, contro il 47% delle residenze nel Nord-Ovest. Solo il 16%, inoltre, al Sud dichiara di svolgere attività di animazione.

Il mercato, comunque, è in profonda evoluzione, mentre l’aumento della richiesta di servizi di assistenza sta attirando sempre più l’interesse degli investitori istituzionali. Il crescente peso dei costi amministrativi e di gestione dovuti a modelli aziendali complessi, spingono in direzione di idonei requisiti dimensionali e di modelli di organizzazione efficienti.

 

APPROFONDIMENTO

Le tecnologie che consentono alle aziende dell’industria e dei servizi di fare efficienza energetica nella produzione di calore.

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Consumi e indicatori energetici nelle RSA

Per tipologia di struttura e per servizi offerti, una Residenza Sanitaria Assistenziale è simile da un lato a un ospedale e dall’altro a un albergo. Nelle strutture ospedaliere i consumi energetici (energia termica frigorifera ed elettrica) sono rilevanti, arrivando a rappresentare in alcuni casi la seconda voce di spesa, dopo quella per il personale. Il fabbisogno di un edificio ospedaliero arriva ad essere tre volte superiore rispetto al residenziale, con una specificità rispetto ad altre categorie di edifici che rendono particolarmente complessa la gestione energetica. Devono essere garantiti, infatti, comfort e continuità dei servizi 24 ore al giorno e 365 giorni l’anno, rispettando la normativa in materia di condizioni ambientali e sicurezza delle forniture. In una RSA non sono presenti apparecchiature e impianti per zone ad “alta intensità di cura” come sale operatorie, terapie intensive, strumentazione per diagnostica clinica, ma dovrebbero comunque essere garantiti, oltre all’alloggiamento in camere con bagno (fino a un massimo di 4 persone) questi servizi con i relativi locali e dotazioni impiantistiche/strumentistiche:

  • assistenza per le attività quotidiane;
  • assistenza medica di base
  • assistenza infermieristica diurna e notturna;
  • assistenza specialistica (nelle strutture pubbliche o accreditate viene prestata dagli specialisti dei servizi sanitari dell’ASL);
  • assistenza psicologica;
  • trattamenti riabilitativi;
  • attività di socializzazione, ricreative, culturali;
  • servizio alberghiero (fornitura pasti, lavanderia e guardaroba, pulizia e riordino camere, pulizia e riordino generali).

Per quanto riguarda il sistema-edificio, le esigenze di una RSA e quelle di un ospedale sono simili per molti aspetti: impiantistica per le aree comuni e le stanze, impianti idrici, unità per il trattamento dell’aria, illuminazione, impiantistica dell’area cucina e lavanderia.

Se gli indicatori energetici utilizzati nel settore sanitario tradizionale comprendono il peso non marginale di prestazioni come ricoveri e interventi (valgono il 15% del totale) nelle RSA il 95% degli indicatori considera i posti letto (che pesano per il 50%), la superficie della struttura (42%) e il volume riscaldato (5%).

Indicatori energetici utilizzati nelle RSA

Fonte: Enea

È importante sottolineare che i consumi in una struttura sanitaria sono influenzati da alcuni fattori: caratteristiche climatiche della zona; morfologia dell’edificio (volumetria, stato dell’involucro edilizio); destinazione d’uso e attività (numero posti letto, servizi offerti). Tenendo conto di queste variabili, gli indicatori utilizzati in ambito sanitario sono due:

  1. kWh/posto letto (permette il confronto tra strutture situate nella stessa zona climatica e con una dotazione di apparecchiature simile, perché non considera la differente struttura organizzativa e i diversi servizi forniti);
  2. kWh/m2 e kWh/m3 (permette il confronto tra strutture anche dimensionalmente diverse per edifici con caratteristiche simili, ma è inadeguato se non si considerano le destinazioni d’uso dei locali presi in esame).

Studio condotto su 12 diverse RSA – Fonte Etanomics Italia

In mancanza di benchmark di riferimento specifici per le RSA, è utile utilizzare gli indicatori per valutare le prestazioni nel tempo di una struttura, oppure per confrontare strutture simili sul territorio. In generale, tuttavia, la difficoltà di confrontare strutture con una diversa organizzazione e diversi servizi forniti rende necessaria un’accurata diagnosi energetica da parte di tecnici esperti.

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Gli interventi di efficientamento energetico nelle RSA

Esistono ampi margini d’intervento sull’edificio e sugli impianti per razionalizzare i consumi in una RSA. In generale, l’approccio all’efficientamento deve considerare sia aspetti “strutturali” che gestionali, che possono essere ricondotti a questi ambiti:

  • involucro edilizio (isolamento strutture opache verticali e orizzontali con cappotto termico esterno o interno, infissi a taglio termico e vetri a bassa trasmittanza con doppia o tripla camera);
  • impianti per usi energetici;
  • modalità di gestione (ad esempio regolazione di temperatura e illuminazione localizzata tramite sensori nei locali, temporizzatori e rilevatori di presenza).

I principali usi energetici in una residenza sanitaria sono così riassumibili:

consumi termici

  • riscaldamento invernale;
  • ventilazione e ricambi d’aria (con trattamento di filtrazione);
  • produzione di acqua calda sanitaria;
  • ristorazione;
  • eventuale produzione di valore per trattamenti su dispositivi medicali.

consumi elettrici

  • condizionamento estivo/ventilazione meccanica;
  • illuminazione;
  • dispositivi elettromedicali;
  • dispositivi di emergenza, sicurezza e controllo;
  • ascensori/montacarichi;
  • ICT;
  • conservazione;
  • lavanderia e cucina;

La stagionalità dei consumi delle Rsa è influenzata dall’alternanza climatica inverno/estate, perché il numero degli ospiti rimane stabile, per cui alcuni utilizzi dell’energia (ad esempio cucina e lavanderia) restano costanti. Un grande consumo di elettricità avviene nel periodo estivo per le esigenze di raffrescamento.

Considerando i servizi erogati e la tipologia impiantistica necessaria in una RSA, le tecnologie energetiche principali per l’efficientamento sono le seguenti:

Cogenerazione e trigenerazione

Dato il fabbisogno termico ed elettrico costante nelle strutture sanitarie, la tecnologia della cogenerazione è particolarmente indicata. La cogenerazione consente di recuperare il calore prodotto da un generatore elettrico, portando l’efficienza complessiva dell’impianto sopra l’80%. A parità di combustibile consumato (che può essere di origine fossile o una biomassa), il totale di energia fornita è più che doppio rispetto ad una a un impianto termoelettrico dove solo il 35% di energia viene trasformato in energia elettrica. Ricordiamo che la micro-cogenerazione e piccola cogenerazione (sotto 1 MW di potenza) è considerata CAR (Cogenerazione ad alto rendimento), quindi permette di accedere al meccanismo di sostegno dei Certificati Bianchi.  Abbinando al cogeneratore una macchina frigorifera ad assorbimento, il calore generato può essere utilizzato anche per produrre acqua fredda da utilizzare nell’impianto di raffrescamento. Grazie alla trigenerazione, si ottiene quindi il vantaggio di sfruttare il calore dei cogeneratori anche nei mesi caldi per il raffrescamento dei locali.

Caldaie efficienti per il riscaldamento e la produzione di ACS:

l’utilizzo di generatori di acqua calda efficienti consente notevoli risparmi sui costi del carburante (anche in questo caso può essere fossile o biomassa) e un minore impatto ambientale. La dotazione di moderne tecnologie di combustione, il recupero di calore dai fumi tramite economizzatore o condensatore e la riduzione delle dispersioni termiche del corpo caldaia, rende questi impianti ideali nel caso di riqualificazione energetica, con risparmi del 25%.

Pompe di calore di media e alta potenza

Si tratta di sistemi per il riscaldamento particolarmente efficienti e con ridotti costi di esercizio. Benché per il funzionamento del compressore necessitino di energia elettrica o gas, sono considerati sistemi a energie rinnovabili, perché sfruttano l’energia presente in natura (aria, acqua o terreno) per scaldare l’acqua. L’alto rendimento (1:4 o 1:5) e il fatto di non utilizzare combustione per la produzione di acqua calda, quindi senza emissioni in atmosfera (nel caso delle pompe di calore elettriche) determina un basso impatto ambientale. Inoltre non sono necessari locali tecnici dedicati.

Solare termico

Il settore ospedaliero è uno di quelli in cui l’installazione di collettori solari termici è indicata, dati gli alti consumi di acqua calda sanitaria. L’installazione di panelli solari termici consente di supportare il generatore di calore, riducendo l’impiego di combustibili fossili.

Solare fotovoltaico

L’installazione di un impianto solare fotovoltaico deputato all’autoconsumo consente di abbassare il prelievo di elettricità dalla rete o di supportare l’impianto di cogenerazione/trigenerazione per il raffrescamento estivo. Un modulo fotovoltaico orientato nel modo corretto produce da 1.000 a 1.500 kWh per kW di potenza installata, a seconda dell’irraggiamento, e i costi sono diminuiti molto negli ultimi anni. Un impianto è in grado di produrre elettricità per circa 20-25 anni, se si effettua una manutenzione regolare.

Illuminazione efficiente interna ed esterna

Oggi la tecnologia LED è assolutamente matura e molto efficiente: per ottenere gli stessi lumen di una lampadina tradizionale da 100 Watt, è necessaria una lampada a LED da soli 20 Watt.  Considerando che le lampade sono certificate per una durata di 60.000 ore, in 15 anni di vita l’investimento può ripagarsi di sette volte.

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Casi di successo

PROGETTO

Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna

gasgas

RIQUALIFICAZIONE CENTRALE TERMICA

PROGETTO

Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna

gasgas

RIQUALIFICAZIONE CENTRALE TERMICA

Il Policlinico Sant’Orsola - Malpighi di Bologna è uno degli ospedali più antichi d'Italia (il primo nucleo risale alla fine del ‘500), nonché sede della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna. L'accorpamento, nel 1978, del vicino e più recente ospedale Malpighi ha portato la struttura ad una superficie di oltre 223.000 mq, frequentati ogni giorno da 20.000 persone.

Le esigenze

Nel 2014 è stata avviata una profonda riqualificazione degli impianti tecnologici, sia per soddisfare il crescente fabbisogno energetico previsto per l'apertura di nuovi padiglioni, sia per adeguare il rendimento degli impianti esistenti, che, a causa dell'obsolescenza e della scarsa razionalizzazione della rete di distribuzione, era inferiore addirittura al 60%. Il rinnovamento degli impianti tecnologici dell'Ospedale Sant'Orsola - Malpighi si inserisce nel progetto che ha come acronimo RES-Hospitals (Energia da fonti rinnovabili-Ospedali) e che mira a ridurre le emissioni di anidride carbonica nei 15.000 circa ospedali esistenti in Europa.

La soluzione Viessmann

La nuova centrale termica ipogea si trova a 12 metri sotto terra. La soluzione realizzata ha cambiato radicalmente lo stato esistente, passando da caldaie a distribuzione a vapore ad una centrale trigenerativa da oltre 3,3 MW elettrici e 2,9 MW termici che garantisce anche il condizionamento dei 31 padiglioni. Contestualmente è stato rinnovato anche il sistema di condutture che trasportano il riscaldamento e la refrigerazione tra la centrale e i padiglioni ospedalieri. Nel dettaglio, sono state installate 4 caldaie per acqua calda ad alta efficienza Vitomax LW M84A Viessmann da 12 MW ciascuna, che producono acqua a 95° C, più un recuperatore di energia sui fumi, due cogeneratori a gas naturale da 3,352 MWe e 3,190 MWt che producono acqua calda ed energia elettrica, due gruppi di assorbimento monostadio da 2,399 MW. L'impianto in assetto trigenerativo sfrutta la stessa acqua calda per alimentare l’impianto di climatizzazione invernale, le utenze tecnologiche e i 2 gruppi ad assorbimento che generano energia frigorifera per il condizionamento estivo. L'impianto di trigenerazione permette di coprire gran parte del fabbisogno energetico dell’intero ospedale.

Il progetto di rinnovamento del Policlinico ha coinvolto anche il rinnovamento della centrale di produzione di vapore situata nell'ala Malpighi. Nel 2013 sono state fornite 2 generatori di vapore Vitomax HS da 4 t/h 10 bar con economizzatore, che assicurano la produzione di vapore per i vari processi ospedalieri.
Gli interventi di riqualificazione degli impianti hanno consentito la riduzione del 27% sui consumi di energia primaria e la riduzione del 22,2% delle emissioni in atmosfera.

PROGETTO

Clinica Cobellis - Vallo della Lucania (SA)

biomassbiomass

CALDAIA A BIOMASSA

PROGETTO

Clinica Cobellis - Vallo della Lucania (SA)

biomassbiomass

CALDAIA A BIOMASSA

La Clinica Cobellis, immersa nel parco Nazionale del Cilento e della valle di Diano, rappresenta un esempio virtuoso di efficientamento energetico di una RSA per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo. La struttura ospita più di 200 pazienti e si sviluppa su una superficie di quasi 3 ettari.

Le esigenze

Dalla diagnosi energetica è emerso che l’impianto termico esistente, una caldaia a gasolio, consumava troppo. Il combustibile fossile rappresentava una fonte di energia primaria particolarmente costosa, oltre che ambientalmente poco sostenibile, e andava sostituito. Poiché la zona non era servita dal metano, l’unica strada percorribile era quella della biomassa.

La soluzione Viessmann

La scelta è ricaduta su una caldaia a biomassa Vitoflex 300-FSB di Viessmann, che utilizza come combustibile il cippato per la produzione di acqua calda con temperatura inferiore a 100°C. La centrale termica è utilizzata per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria durante la stagione invernale. In estate, invece, l’acqua calda prodotta con la combustione del cippato è impiegata per riscaldare un gruppo ad assorbimento e produrre acqua refrigerata, in parallelo ai gruppi frigoriferi esistenti, da destinare alla climatizzazione degli ambienti. Il cippato di legno è una biomassa estremamente conveniente se c’è la possibilità di reperirlo con una filiera corta. È questo il caso della Clinica Cobellis, che sfrutta gli scarti di lavorazione (pulitura del sottobosco e potature di ulivi e vigneti) dell’azienda agricola di proprietà della clinica per alimentare il generatore. Grazie alla riduzione dei costi di gestione e alle agevolazioni fiscali previste per l’installazione di sistemi di energia alternativi, la Clinica Cobellis rientrerà dall’investimento in circa 3 anni.

PROGETTO

Residenza socio-assistenziale Angelo Maj

gasgas

COGENERATORE

PROGETTO

Residenza socio-assistenziale Angelo Maj

gasgas

COGENERATORE

Residenza socio-assistenziale Angelo Maj, Darfo Boario (BS)

La residenza Angelo Maj è una struttura di accoglienza per anziani situata sulla collina sovrastante le Terme di Darfo Boario, nella pittoresca Val di Scalve e in prossimità del lago Moro. La residenza è di dimensioni medio-grandi (conta oltre ottanta posti letto) ed è immersa in un ampio parco circondato dalle montagne che coniugano la tranquillità del luogo con la vista di alcune cime suggestive come l’Adamello, il Pizzo Badile e le Dolomiti di Erbanno.


Le esigenze

La struttura era alla ricerca di una soluzione impiantistica in grado di abbassare i costi energetici, soprattutto per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti. Nel marzo del 2014 è stata quindi effettuata la riqualificazione dell’impianto esistenze, adottando la tecnologia della trigenerazione: l'impianto è così in grado di soddisfare le esigenze di energia elettrica e termica dell'intera struttura e allo stesso tempo provvede al raffrescamento dell'edificio nei mesi caldi.


La soluzione Viessmann

L'intervento ha previsto l'installazione di un cogeneratore Vitobloc 200 da 70 kWe e 115 kWt, abbinato a un assorbitore a bromuro di litio da 70 kWf. Vitobloc 200 è un cogeneratore a 6 cilindri a gas con ciclo Otto che raggiunge rendimenti fino al 90,4 %. È dotato di batterie starter e generatore sincrono di serie ed è così predisposto per il funzionamento in sostituzione della rete elettrica. L’alimentazione automatica di olio lubrificante e l’elevata capacità del serbatoio riducono i costi di funzionamento e i tempi di inattività. Le unità sono completamente precablate e testate in fabbrica, per un'installazione agevolata.  E’ dotato infine di sistemi di supervisione remota particolarmente efficienti.

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