17 luglio 2019  |  a cura di Industriale Viessmann  |  condividi con

Costi dell’energia troppo salati per le PMI italiane

17 luglio 2019
News

Le piccole e medie imprese sono penalizzate da costi dell’energia elettrica più cari sia della media europea che delle grandi industrie nazionali. L’autoproduzione può rappresentare una soluzione.

Lo scorso anno i costi dell’energia elettrica per le imprese italiane sono diminuiti per quasi tutte le fasce di consumo, grazie soprattutto al calo della tassazione, ma continuano ad essere tra i più alti in Europa. Il divario tra l’Italia e la media europea, infatti, supera i 17 punti percentuali.

I dati dell’Osservatorio Energia del Centro Studi di CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa) indicano che sono sfavorite soprattutto le PMI italiane con un fabbisogno energetico annuo compreso tra i 500 MWh e i 2.000 MWh, che pagano un prezzo maggiore di quello medio europeo di ben 24,8 punti percentuali.

Nelle altre fasce di consumo, il prezzo pagato dalle nostre imprese risulta comunque più alto di quello medio europeo di circa 20 punti percentuali.
Solo nella fascia delle grandi imprese “energivore” la bolletta italiana risulta più bassa di quella pagata mediamente negli altri paesi europei.

I costi dell’energia per fasce di consumo

Nelle prime tre fasce di consumo individuate da CNA (tra i 20 MWh e i 2.000 MWh/anno), nelle quali rientrano le imprese micro, piccole e artigiane, in Italia si paga una bolletta elettrica che è la quarta più cara d’Europa.
In particolare, il prezzo dell’energia elettrica al netto dell’Iva per le micro imprese con consumi annui fino a 20 MWh (22,6 centesimi di euro/kWh) è inferiore solo a quelli di Spagna, Danimarca e Belgio.
Il prezzo pagato in Italia è invece sensibilmente più alto di quello della Germania (+23%), del Regno Unito (+29,8%) e della Francia (+45,8%).
Nella classe di consumo 20-500 MWh, il prezzo italiano scende a 16,8 centesimi di euro/kWh, ma resta comunque il quarto più alto d’Europa. Con consumi compresi tra 500 e 20.000 MWh il costo scende fino a 12,2 centesimi, ma il divario con l’Europa aumenta. Bisogna arrivare ai consumi delle grandi industrie compresi tra 70.000 e 150.000 MWh per vedere una bolletta italiana più bassa della media europea (-2,8%).

Prezzi energia confronto europa

 

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Il divario dei costi dell’energia tra grandi e piccoli

Oltre al differenziale di prezzo con l’Europa, le piccole e medie imprese sono penalizzate anche nel confronto con le grandi industrie nazionali.

Nel 2018 il rapporto tra il costo della bolletta delle piccole realtà con consumi inferiori a 20 MWh l’anno e quelle con un fabbisogno di oltre 70.000 MWh, è di tre a uno: 22,6 centesimi/kWh per le prime, 7,6 centesimi/kWh per le seconde.

A incidere, ancora una volta non è solo il costo della componente energia (bisogna considerare che le PMI hanno minor “peso” contrattuale verso i fornitori), ma anche il prelievo fiscale particolarmente sbilanciato.

Le grandi imprese energivore, infatti, possono beneficiare di una tassazione decisamente inferiore, scesa addirittura dell’87,5% nel 2018, mentre per le imprese sotto i 20 MWh il calo è stato solo del 2,5%, una diminuzione che non è stata in grado di controbilanciare i rincari delle altre voci in bolletta.
Questo divario è dovuto al fatto che dal primo gennaio 2018 è entrata in vigore la Riforma degli energivori (D.M. 21 dicembre 2017), che riconosce alle grandi industrie un costo agevolato dell’energia elettrica con sgravi fiscali pari a 1,7 miliardi di euro l’anno.

La CNA osserva che gli effetti prodotti dalla Riforma degli energivori hanno azzerato, di fatto, la voce “oneri e imposte” per le grandi industrie, ridistribuendola a carico di tutte le altre categorie di imprese.

Mentre un’impresa artigiana in bolletta paga il 33,6% di oneri e imposte (7,6 centesimi di euro/kWh), e una PMI può arrivare al 32%, alle imprese energivore si applica un regime fiscale che sul costo del kWh incide solamente per il 4,5% (0,3 centesimi di euro/kWh). Aggiungendo la componente “Rete di Distribuzione” (costi di trasmissione e distribuzione dell’energia,) risulta che le PMI italiane pagano una bolletta che solo per il 45-55%% riguarda il consumo effettivo di energia. 

Prezzi energia fasce di consumo

Per abbassare i costi dell’approvvigionamento energetico, quindi, anche le PMI dovrebbero prendere in seria considerazione l’opportunità, dove possibile, di introdurre sistemi per l’autoproduzione dell’elettricità, resa possibile non solo dal fotovoltaico, ma anche da tecnologie come la micro cogenerazione per la produzione combinata di energia elettrica e calore.

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