7 novembre 2019  |  a cura di Industriale Viessmann  |  condividi con

L’obbligo di Diagnosi Energetica ha ricadute positive sull’efficienza

7 novembre 2019
Audit Energetico

Un’indagine della FIRE evidenzia che, dopo aver eseguito la Diagnosi Energetica, la maggior parte delle imprese realizza almeno un intervento di efficientamento.

L’obbligo della Diagnosi energetica, introdotto dal D.lgs 102/2014 e in vigore dal 2015 per le grandi aziende e per quelle energivore, ha effetti sicuramente positivi per promuovere l’uso efficiente dell’energia nelle imprese italiane.
In seguito alla Diagnosi, da eseguire ogni quattro anni, vengono spesso realizzati interventi di efficientamento sui processi e sugli edifici. Lo afferma l’ultimo Rapporto sugli Energy Manager in Italia realizzato dalla FIRE (Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia), che nel suo studio evidenzia alcuni elementi positivi e altri che hanno ampi margini di miglioramento.
L’indagine ha riguardato sia il “lato domanda” delle imprese che quello dell’offerta di servizi e tecnologie (Esco, Ege e produttori), riscontrando una visione in buona parte condivisa da tutti i player. La maggior parte delle diagnosi energetiche obbligatorie condotte da Esco ed Ege contattate per l’indagine sono state realizzate per le grandi imprese (poco meno del 60% dei casi), mentre le restanti per le PMI. All’interno di quest’ultimo gruppo, il 29% risulta comunque composto da “soggetti obbligati” perché a forte consumo di energia.
Il settore industriale è il prevalente, con il 70% delle diagnosi eseguite, seguito dal settore terziario/servizi (29%), mentre i trasposti hanno una quota minima.

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Ecco i dati principali sulle Diagnosi Energetiche emersi dal Rapporto sugli Energy Manager:

  • quasi tutte le imprese (il 95%) intervistate ritiene la Diagnosi Energetica uno strumento utile (il 51% totalmente e il 44% parzialmente);
  • la maggior parte delle imprese afferma di avere realizzato uno o più interventi, a valle della diagnosi energetica del 2015, segno che questa ha inciso positivamente; in particolare, secondo Esco ed Ege il 58% delle imprese ha eseguito almeno un intervento di efficienza energetica, dato confermato in linea generale anche dalle risposte date dalle imprese che hanno eseguito la diagnosi (il 45% afferma di averne implementato almeno uno, il 28% la maggior parte);
  • tra gli interventi realizzati dai fornitori di servizi a seguito della Diagnosi, in primo piano ci sono quelli sui servizi generali o ausiliari (ad esempio aria compressa e illuminazione), seguiti da quelli relativi a interventi gestionali (regolazione e controllo) o sistemi di monitoraggio dei consumi e sensoristica. Al terzo posto vi sono interventi di autoproduzione dell’energia (cogenerazione, fotovoltaico, solare termico);
  • a seguito degli interventi, più del 60% delle imprese ha dichiarato di aver ottenuto risparmi (dall’1% a oltre l’11%), ma è significativo il fatto che il 25% dei rispondenti ha dichiarato di non saper quantificare i risparmi ottenuti;
  • la diffusione dei sistemi di monitoraggio richiesti obbligatoriamente dalla diagnosi energetica da presentare alla prossima scadenza del 5 dicembre 2019 non sembra (o solo parzialmente) adeguata; dall’indagine presso gli operatori risulta che solamente l’11% circa delle imprese avrebbe espletato completamente la procedura; le aziende, però, per il 55% rispondono di aver già predisposto un piano in linea con i suggerimenti di Enea (il 32% lo avrebbe già implementato) e solo il 13% risponde in maniera negativa;
  • l’approccio al “miglioramento continuo” dell’efficienza energetica, reso possibile da appositi strumenti gestionali, comincia a diffondersi seppur con ampi margini di miglioramento. A seguito della Diagnosi Energetica, il 70% delle imprese ha dichiarato di non aver intrapreso un percorso di certificazione secondo la norma ISO 50001, ma la restante parte si divide tra chi lo ha già effettivamente implementato (16%) e chi è comunque in fase di certificazione (10%).

Una considerazione conclusiva va fatta sulla percezione dei cosiddetti benefici multipli “non energetici” connessi agli interventi di efficientamento.
Si tratta di risparmi che coinvolgono i processi, la manutenzione, le emissioni di CO2 e che, nonostante la loro importanza per il core business aziendale, non vengono ancora quantificati nei business plan della stragrande maggioranza delle imprese. Trascurare questi benefici, osserva la FIRE, non accresce certo l’interesse per la realizzazione degli interventi.

Per saperne di più leggi:  GUIDA ALLA SOPRAVVIVENZA ENERGETICA DELLE AZIENDE

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